Un improbabile eroe tragico

Questa settimana vorrei proporvi King Richard: Nixon and Watergate: An American Tragedy. Per tutti voi che amate gli intrighi di potere e la storia dei Presidenti Usa questo dovrebbe essere un must have. 

È appena uscito e lo trovate in vendita online su Amazon.

King Richard: Nixon and Watergate: An American Tragedy

By Michael Dobbs

pp. 416

Lingua: Inglese

Da 23,20 €

Compra qui.

Nell’era di Trump, mentre cerchiamo qualche momento della storia americana che possa aiutarci a dare un senso al presente, il nome di Richard M. Nixon continua a riaffiorare.

Nixon, che si è dimesso dalla presidenza degli Stati Uniti nel 1974 dopo essere stato travolto dal caso Watergate, è il Presidente che più facilmente viene comparato a Donald Trump. Due Presidenti americani corrotti che hanno lasciato gli uffici sotto una luce negativa, che hanno accusato le precedenti amministrazioni di sorvegliarli, che consideravano la stampa il loro peggior nemico, che hanno alimentato il razzismo per vincere le elezioni e con una sete di vendetta fuori dal normale.

Questi paragoni fanno del libro, King Richard, scritto dal giornalista Michael Dobbs un testo di attualità come se il tempo non fosse passato. Sebbene questo paragone non sia proprio da prendere alla lettera. Se ci pensate bene si tratta di due personalità diverse. Trump è un uomo che esiste solo per esaltare sé stesso e che deve ogni sua vittoria alla ricchezza della sua famiglia e alla sua sfacciata auto promozione.

Ma bisogna dire il contrario su Nixon. La sua vita difficile e la sua ascesa dal nulla incarnano il mito americano ed è quello che Dobbs ha fatto emergere nel suo libro.

Il 24 luglio 1969, il presidente Richard Nixon accoglie gli astronauti in quarantena dell’Apollo 11, Neil Armstrong, Michael Collins e Buzz Aldrin, a bordo della U.S.S. Hornet dopo la storica missione di allunaggio dell’Apollo 11. (Fonte: History in HD).

Questo ritratto scritto splendidamente e incredibilmente dettagliato racconta i 100 giorni all’inizio del secondo mandato di Nixon fino allo scandalo Watergate, in un modo in cui non è mai stato raccontato finora. 

Lo scrittore analizza le conversazioni che Nixon registrava ossessivamente, di cui 3.700 ore di queste sono state rese pubbliche nel 2013. Ed è proprio questo dettaglio che rende unico il libro. Possiamo ascoltare come John Dean, Consigliere della Casa Bianca durante la presidenza di Nixon che aveva coperto lo scandalo del Watergate e poi testimone in tribunale, dice all’ex Presidente che i suoi più stretti collaborati potrebbero essere accusati di “ostruzione alla giustizia”. Una sezione del codice legale “ampia quanto l’immaginazione dell’uomo” e Nixon che stava per licenziare alcuni membri del suo staff risponde:

“The problem I have is that I can’t look at it in the detached way I really should: these people, they’re guilty, throw them out, and go on. Just the personal things are… Goddamn, I think of these good men”.
“Il problema che ho è che non riesco a guardare la cosa in modo distaccato come dovrei: queste persone, sono colpevoli, buttale fuori e vai avanti. Solo le cose personali sono… Dannazione, penso a questi bravi uomini”.

King Richard sembra essere una vera e propria opera tragica che inizia dal momento più alto della carriera politica di Nixon. Aveva vinto le elezioni del secondo mandato battendo il democratico George McGovern, con 49 su 50 Stati e con il 68% di preferenze sul suo ritorno alla Casa Bianca.

Ma I segnali della sua caduta erano già evidenti, e tra questi se volete c’era anche la sua arroganza. L’irruzione nello studio dello psichiatra di Daniel Ellsburg dal quale sono emersi i Pentagon Papers. E poi la cattura dei ladri che avevano l’intenzione di mettere microspie nella sede nazionale del Partito democratico così da favorire la rielezione del Presidente. Niente di tutto questo era a favore di Nixon.

Alla fine del libro non ci sentiamo come se avessimo assistito alla caduta di Nixon ma abbiamo la sensazione che stia arrivando. Non è una normale tragedia. È una sorta di tragedia buona. È la storia di una persona che fa sacrifici ed elimina le preoccupazioni per ottenere ciò che vuole per poi scoprire che l’obiettivo che aveva non valeva la pena di tutti quei compromessi morali.

Il Nixon che incontriamo in queste pagine non è un mostro ossessionato di potere, ha un profondo lato umano. Oltre all’autocommiserazione occasionale, prova un vero rimorso per le sofferenze che i suoi aiutanti sopportano. La sua famiglia non serve semplicemente come strumento politico.

Ama le sue figlie, specialmente Julie, e si fermava da qualsiasi cosa stava facendo per rispondere alle sue chiamate. “Se era nel mezzo di una riunione e riceveva una telefonata da Julie”, dice Dobbs in una delle sue registrazioni, “la sua voce cambiava immediatamente da imperiosa e irascibile a amorevole e premurosa”.

Fonte: Unsplash.com

È difficile immaginare Trump reagire con simile affetto verso uno dei suoi figli.

La vulnerabilità nel Nixon raccontato da Dobbs non cancella il suo bigottismo, paranoia e spietatezza. Il Richard Nixon che emerge in questa storia non è da ammirare ma è un uomo dotato di qualità come anche di difetti.

Quell’uomo, conclude Dobbs: “ è una miscela di idealismo e cinismo, grandezza e meschinità”, e la vivida caratterizzazione di King Richard, il dettaglio romanzesco e i temi umani universali ne fanno un’opera del nostro tempo e per tutti i tempi.

King Richard: Nixon and Watergate: An American Tragedy

By Michael Dobbs

Lingua: Inglese

Da 23,20 €

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