L’era degli imbecilli

L’uso dei social network hanno reso webeti, per dirla con il neologismo inventato da Mentana, piccoli e grandi. A volte però sono più i grandi ad essere assuefatti da questi strumenti. Sarà perché durante la loro giovinezza non c’erano e quindi sono presi da una frenesia nel loro utilizzo che supera quella dei millennials. Sarà perché non conoscono bene questo mondo e si sentono di poter mettere online qualsiasi foto o di poter dire qualsiasi cosa. Pensando che nessuno li veda. Qualsiasi sia il motivo, alcuni, quando hanno il cellulare in mano sembrano dei veri e propri imbecilli. Dimenticando, a volte, di essere in un luogo pubblico. Ecco a voi una scena a cui ho assistito. Buona lettura.

Un sabato sera in un locale, di una provincia italiana sulla costa adriatica, c’è un Dj che seleziona musica anni 80. Ad ascoltare per la maggior parte cinquantenni ma ci sono anche tanti giovani, i millennials, per intenderci. 

Con un po’ di flessibilità, sul significato del termine, si può pensare a loro come a quella generazione che vive con lo smartphone incollato alla mano. E che quando camminano per strada non alzano, un secondo, lo sguardo dal mini schermo. 

Loro, il cellulare, durante la serata al massimo lo hanno preso per rispondere a una chiamata o mandare un messaggio su whatsapp. Sono gesti ai quali non si fa più caso, sono diventati regolari. Non tutti, però. 

Il tempo di bere una vodka lemon e fare un salto negli anni 80, a immaginare come era rilassante ballare nelle discoteche, che il mio sguardo si posa su di una signora seduta al tavolo accanto. 

Poco più che cinquantenne, questa donna, con addosso un vestito nero, non molto scollato ma lungo, con fiori bianchi sparsi su tutto il tessuto, ha passato più di un’ora con il braccio destro teso e alzato. Non salutava, ma era nella posizione selfie. 

Smartphone che inquadra il volto dall’alto, sguardo fisso sullo schermo, espressione che va dal sexy a quello di una bambina indifesa che vuole fare tenerezza. 

Ma di tenerezza ce n’è poca in una persona che passa più di un’ora a scattare selfie e a ricontrollare le foto per scegliere la migliore da pubblicare. 

Di scatti la signora ne avrà fatti più di venti, tutti uguali, e alla fine, usando i filtri per modificare l’immagine ne ha pubblicata una, uguale a tutte le altre che aveva scartato. 

Il tutto per ottenere qualche mi piace che, per molti, diventa motivo di gioia fino a trasformarsi in ragione di vita, a tal punto da dimenticare dove ci si trova e chi si ha accanto. 

È il caso della signora con il vestito a fiori, dimenticare di essere in un locale sul mare, in una sera d’estate. Tanto presa dal raggiungere il suo obiettivo di avere successo nel mondo virtuale, che nella realtà non ha ricevuto neanche uno sguardo delle due persone che erano al tavolo con lei.

Solo il mio. Che ho molti anni in meno di lei e ho passato più tempo a ballare e a socializzare con persone vere.

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